Brad Pitt è critico sulla sua performance ne L'esercito delle 12 scimmie

Autore: Claudio Rugiero ,
Copertina di Brad Pitt è critico sulla sua performance ne L'esercito delle 12 scimmie

È alquanto probabile che Brad Pitt possa ricevere una nuova nomination agli Oscar 2020 per C'era una volta a... Hollywood di Quentin Tarantino: la sua interpretazione di Cliff Booth ha raccolto elogi ovunque e nel frattempo su di lui pendono diverse nomination, inclusa quella ai Golden Globe 2020.

In caso l'Academy decida di includerlo nella cinquina finale, per Pitt sarebbe la quarta candidatura, escluse quelle collezionate come produttore (dove può vantare una vittoria su due grazie a 12 anni schiavo).

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Come ricorderete, la sua prima nomination agli Oscar arrivò nel 1996 come miglior attore non protagonista (stessa categoria a cui aspira con C'era una volta a... Hollywood) per L'esercito delle 12 scimmie di Terry Gilliam. Quell'anno Pitt fu sconfitto da Kevin Spacey, che sfoggiò una performance di tutto rispetto ne I soliti sospetti, ma anche l'attore di Shawnee ricevette parecchia attenzione.

 

In una recente intervista rilasciata a New York Times Magazine, Pitt ha ricordato i suoi momenti sul set di Gilliam ma è apparso piuttosto critico sulla sua interpretazione di Jeffrey Goines: 

Ho tenuto la scena nella prima metà de L'esercito delle 12 scimmie, ma ho sbagliato tutto nel secondo tempo.

La star di Hollywood ha poi continuato ricordando anche le problematiche di quella parte. Per cui, secondo lo stesso Pitt, la rappresentazione del personaggio di Goines non è del tutto soddisfacente nel film di Gilliam:

Quella performance mi ha fatto penare perché c'era una trappola nella scrittura. Non era colpa della sceneggiatura, ma c'era qualcosa che io non riuscivo a capire. Nella seconda parte del film, sapevo già che stavo interpretando quello che invece era reale nella prima metà - fino all'ultima scena - e questo mi ha creato problemi.

La performance di Goines non è però l'unica scelta professionale che l'attore riconosce come sbagliata. Nel mirino ci finisce anche il suo Achille nel kolossal Troy di Wolfgang Petersen:

Ho dovuto girare Troy perché — suppongo di poterlo dire adesso — ero uscito da un altro progetto e dovevo fare qualcosa per lo studio. Quindi sono stato scritturato per Troy. Non è stato difficile, ma mi sono reso conto che il modo in cui il film veniva raccontato non era come volevo che fosse.

Per quanto riguarda Troy, Pitt ne critica soprattutto l'eccesso di eroismo, che lo ha costretto ad una presenza massiccia sul grande schermo e che lo ha limitato nella prestazione:

Non potevo uscire dal centro dell'inquadratura. Mi faceva dare di matto.

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Ovviamente, al di là di un cast stellare, Troy aveva dalla sua parte anche un regista acclamato come Petersen, ma il risultato non è particolarmente piaciuto all'interprete di Achille:

Non c'è niente da fare per Wolfgang Petersen. U-Boot 96 è uno dei più grandi film di tutti i tempi, ma in fondo Troy divenne qualcosa di più commerciale. Ogni inquadratura era tipo: 'ecco l'eroe!' Non c'era mistero.

Naturalmente le scelte sbagliate servono a crescere e questo vale anche per il campo professionale e per le stelle di Hollywood. Pitt lo sa bene e infatti nell'intervista ha poi rivelato cosa ha imparato dall'esperienza sul set di Troy:

In quel periodo ho deciso che avrei investito solo in storie di qualità

In effetti, andando a vedere la filmografia dell'attore, dopo l'uscita di Troy, il suo curriculum si arricchisce di progetti di altissimo livello. Basti pensare che soltanto qualche anno più tardi Pitt avrebbe preso parte al cast di uno dei principali contendenti agli Oscar 2007, Babel diretto dal pluri-premiato Alejandro González Iñárritu.

Da lì in poi, la carriera dell'attore prenderà una piega diversa e oggi può vantare la sua collaborazione a pellicole di riconosciuto rilievo artistico: L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, The Tree of Life, Bastardi senza gloria e Il curioso caso di Benjamin Button. Senza dimenticare che quest'anno è stato in concorso sia a Cannes, col summenzionato C'era una volta a... Hollywood, che a Venezia con Ad Astra di James Gray.

Non è neanche finita qui: in cantiere ha diversi progetti che lo terranno occupato almeno fino al 2021! Ne dobbiamo vedere ancora!

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